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Facebook viola la privacy? Class action contro il social network più usato

Alcune indiscrezioni attribuiscono a Facebook il vizio di intercettare i messaggi privati a caccia di informazioni da vendere agli inserzionisti

Che Facebook sia basato sulla curiosità non è una novità, ma che questa sia alla base anche degli sviluppi del social network blu è forse troppo. L’ultima notizia è che il campo “A cosa stai pensando?” sia monitorato continuamente anche se lo stato non viene pubblicato (indiscrezione che gira in rete da metà dicembre). Due cittadini americani, Matthew Campbell e Michael Hurley, in questi primi giorni del 2014 hanno portato avanti una class action per conto e nome dei cittadini americani secondo la quale il social network intercetta in modo sistematico i messaggi privati per fornire informazioni a partner commerciali ed investitori. Si parla di analisi anche dei link nei messaggi per targettizzare le persone ed proporre poi le migliori pagine su cui cliccare “Mi Piace”.

L’accusa chiede 100 dollari per ogni giorno di violazione dell’ Electronics Communication Privacy Act o 10mila dollari per ogni utente coinvolto, oltre a richiedere la fine del controllo effettuato.

”Il contenuto dei messaggi privati è particolarmente redditizio per Facebook perché gli utenti che credono di comunicare su un servizio privo di sorveglianza rivelano particolari di cui non avrebbero parlato in pubblico“

è quanto scritto negli incartamenti depositati in una corte distrettuale della California.

Bisogna ammettere che non è la prima volta che questo argomento balza sulle prime pagine del mondo: nel febbraio 2012 il Sunday Times attaccò Facebook asserendo che gli scambi privati tramite mobile fossero controllati.

Una case history c’è: lo scorso marzo un ragazzo americano ha scritto a Buzzfeed di aver visualizzato annunci pubblicitari dedicati a persone omosessuali senza aver mai rivelato pubblicamente le sue preferenze. Il giovane riteneva di essere stato spiato durante le sue conversazioni private.

Campbell e Hurley hanno utilizzato, per avvallare la loro teoria, un esperimento effettuato da una società svizzera, High-Tech Bridge, risalente all’agosto del 2013.

La risposta ufficiale di Facebook è arrivata tramite Jackie Rooney che ha riferito a Bloomberg di considerare le accuse “senza alcun valore”.

Un precedente illustre esiste, se ricordate, coinvolse Google che venne accusata di leggere il contenuto della posta elettronica degli account Gmail. In seguito alla class action dello scorso settembre Google ammise di scansionare automaticamente le email ma di averlo fatto solo per “aumentare la sicurezza degli utenti”, “evitare lo spam” e “fornire servizi come la casella di posta prioritaria”. Il giudice federale Locy Koh, ritenne che il monitoraggio fosse uno strumento per la pubblicità profilata.

Facebook sta proprio in questo periodo testando un nuovo formato pubblicitario che portarà all’interno dei newsfeed dei video, avranno ragione i due statunitensi?

Marco Baldocchi
Marco Baldocchi
m.baldocchi@on-web.net

Marco Baldocchi è nato a Lucca nel 1978, laureato in Comunicazione e Marketing internazionale in Svizzera fonda nel 2005 l’agenzia di comunicazione On Web. Nel 2018 fonda la Marco Baldocchi Group inc. , agenzia specializzata in neuromarketing, a Miami (Florida) e la Emotek Reality ltd. , azienda che si occupa di realtà aumentata ( Miami ). Ricopre il ruolo di Responsabile Nazionale per l’Innovazione Tecnologica per Conflavoro ed è e Responsabile Comunicazione Stati Uniti per il MAIE. Relatore in eventi nazionali ed internazionali in ambito di neuromarketing, docente per realtà tra le quali la 24Ore Business School. Autore di “Neuromarketing per il food” (Flaccovio Editore) e co-autore negli U.S.A. nella pubblicazione “Money Matters Tips vol.2”. Votato dai membri della NMSBA (Neuromarketing Science & Business Association) come 6° miglior speaker nella Neuromarketing Series 2021

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