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Intervista: a cosa serve una strategia digitale

Strategia digitale: cosa è, a cosa serve e a chi serve: facciamo un po’ di chiarezza.

Nelle mie consulenze trovo sempre più spesso imprenditori o responsabili del marketing interni nelle aziende che hanno buone conoscenze su SEO/SEM, Digital PR e Social Media Marketing, ma spesso trovo tanta ignoranza (nel senso di colui che ignora) in tutto ciò che viene prima di tutto questo, cioè la strategia digitale. Molto spesso le aziende si sono create una loro metodologia sulla base dell’esperienza e dell’esigenza del momento, ma raramente trovo un approccio strutturato.
I social sono strumenti con un potenziale incredibile ma nel 90% dei casi le aziende comunicano senza aver compreso quali siano le strade ottimali per usare i nuovi strumenti e come sia necessario un approccio strategico e non tattico per trarne reali benefici.
Spesso parlo di creare una capacità di pensiero strategico, in funzione degli obiettivi, per fare progetti migliori. Il “trucco” è quello di creare schemi utili e immediatamente applicabili, che danno degli step da seguire “sul campo” nei momenti più frenetici.

Recentemente una rivista americana mi ha chiesto un’intervista e qui vi riporto alcune domande:

Journalist: “Marco, a cosa serve la strategia digitale? Non è sufficiente essere creativi ed avere esperienza? Alla fine per gestire una pagina Facebook o un account Instagram non è necessario essere ingegneri nucleari”

L’ho guardato con sospetto ma al tempo stesso divertito, da sempre dico che non è necessario essere ingegneri nucleari per utilizzare bene i social..

Marco:  “Vero, scrivere su Facebook non è una prassi complicata ma proprio per questo motivo spesso le operazioni di comunicazione digitale non funzionano come potrebbero. Troppo spesso le aziende credono sia solo “essere presenti sui social” e non “essere social”, cioè mettersi in relazione con un pubblico, sempre più resistente alla pubblicità, sempre più esperto di social. Fare una strategia è fare marketing, capire come avere (con il prodotto, con la comunicazione) un impatto positivo sulla vita delle persone ma sopratutto come entrare in sintonia con le loro emozioni e riuscire a coinvolgerle. Comunicare con il pubblico piuttosto che “a” loro.

Essere creativi è importantissimo ma senza una strategia è come andare a pescare e senza conoscere il lago gettare un’esca a caso in un punto, difficilmente la sera sarà frittura…

Alcuni giorni fa un Cliente mi disse che ora il suo futuro era Twitter ed i video. Di per se queste affermazioni possono essere giuste, un video virale è sicuramente un ottimo modo per coinvolgere le persone ma attenzione a non correre dietro alla mode, improvvisare: il rischio è sprecare soldi e tempo.Chi si può permettere il lusso di investire in iniziative che non siano efficaci?”

La domanda successiva è stata ancora più divertente:

Journalist: “Tutto bello ma raccontata così sembra una cosa molto complessa e dispendiosa. Semplificando che cosa serve davvero per una strategia digitale?”

Dovevo cercare di essere semplice e togliere quell’alone di magia intorno a questo argomento…

Marco: “E’ necessario avere un’idea precisa di quello che intendiamo comunicare, innanzitutto. Di cosa ci aspettiamo dal fatto di portare il nostro brand sul web. Una volta acquisita l’idea precisa sono necessari: tempo, competenze, soldi.
– Il tempo è la risorsa più importante. Una buona strategia digitale nasce da un buon ascolto, e l’ascolto non è attività che si possa liquidare in pochi giorni. Dobbiamo capire se si parla di noi, dove, chi lo fa e come lo fa. Se i nostri argomenti sono trattati nella parte di rete che appartiene alle persone (blog, social network e così via), la conversazione significherà qualcosa di non mediato, completamente spontaneo: il modo migliore per individuare quello che davvero la gente desidera.
– Poi… competenza. Proprio per evitare l’errore più comune, le improvvisazioni e le operazioni tattiche che non portano da nessuna parte. La competenza in questo ambito è ancora una cosa vaga, è sempre più intesa come padronanza degli strumenti: sono bravo a usare Facebook, faccio il social media strategist. Beh, la verità? Anche no!

Questo tipo di competenza è semplice manualità. Il funzionamento di uno strumento si può imparere in poche ore, mentre quello che richiede tempo è la comprensione dei meccanismi  della comunicazione. Conoscere le funzioni del linguaggio e saperle usare consapevolmente è la competenza alla quale faccio riferimento.
– Ed infine.. Soldi. Il web non è gratis. La prima cosa che ha un costo è il tempo delle persone che ci lavorano, che è la prima cosa che siamo portati a dimenticare. Poi gli strumenti ed i media. Certo, una creatività brillante può aiutare a risparmiare.”

Per la serie tutto il mondo è paese, il giornalista mi chiede…

Journalist: “Visto il periodo, Marco, credi che siano molte le aziende nel tuo paese che possono permettersi di spendere tempo e soldi in strategia? Non è un lusso da grandi aziende?”

Ed era proprio qui che lo volevo….

Marco: “Beh, occorre porsi una domanda: le granzi aziende come sono riuscite a diventare grandi? Solitamente sono quei brand che da anni hanno un approccio corretto al marketing, recentemente al digital, in modo strategico. Per molti (troppi ancora) fare un piano ragionato può essere considerato un lusso. In teoria, la storia che abbiamo studiato a scuola, ci ha insegnato che partire all’attacco senza un piano non è mai un buon metodo. Nella storia abbiamo studiato tutti i più grandi strateghi, coloro che capivano gli obiettivi, i pericoli e le opportunità. Erano così coloro che sono riusciti ad evitare batoste , quelle che oggi chiamiamo Epic Fail!
Se un imprenditore considera un lusso pensare a come fare il business, dovremmo chiudiamo le università, tagliare completamente le spese di marketing, fare solamente sconti, promozioni e concorsi a premi. Ma dovremmo anche abbandonare il concetto di marca, arrenderci al fatto che le persone ci scelgano esclusivamente in base al prezzo, in quanto tutt le aziende sono uguali…”

Il simpatico giornalista chiude l’intervista con una domanda quasi esistenziale…

Journalist:“Allora Marco: chi ha bisogno di una strategia digitale?”

Ed ora cosa gli rispondo? 😀 beh… cerchiamo di non essere banale…

Marco: “Chiunque, o meglio tutti coloro che vogliono essere presenti sul web: dal commerciante al dettaglio alla grande azienda allo studio professionale a…. me stesso! E’ scontato che l’impegno sarà diverso e le risorse modulabili, ma il piano è necessario, sempre.

Un esempio di errore sono proprio le grandi aziende che creano piccole operazione scollegate dalla strategia aziendale: concorsi e operazioni di coinvolgimento del pubblico – ad un evento fatti la foto e pubblicala sui nostri social – ma spesso di queste foto, una volta passato l’evento non se ne trova più traccia nemmeno su Google.

Quindi il mio consiglio è: che tu sia in Italia o negli U.S.A., che tu sia un piccolo commerciante o un grande brand mondiale, prima di partire a tutta velocità nel mondo social per “colpire” il tuo target (ma cosa ti ha fatto di male??), fermati un attimo e rifletti.. il tuo strategic planner ti avrà scritto una scaletta perfetta per le tue prossime azioni 😉 “

Marco Baldocchi
Marco Baldocchi
m.baldocchi@on-web.net

Marco Baldocchi è nato a Lucca nel 1978, laureato in Comunicazione e Marketing internazionale in Svizzera fonda nel 2005 l’agenzia di comunicazione On Web. Nel 2018 fonda la Marco Baldocchi Group inc. , agenzia specializzata in neuromarketing, a Miami (Florida) e la Emotek Reality ltd. , azienda che si occupa di realtà aumentata ( Miami ). Ricopre il ruolo di Responsabile Nazionale per l’Innovazione Tecnologica per Conflavoro ed è e Responsabile Comunicazione Stati Uniti per il MAIE. Relatore in eventi nazionali ed internazionali in ambito di neuromarketing, docente per realtà tra le quali la 24Ore Business School. Autore di “Neuromarketing per il food” (Flaccovio Editore) e co-autore negli U.S.A. nella pubblicazione “Money Matters Tips vol.2”. Votato dai membri della NMSBA (Neuromarketing Science & Business Association) come 6° miglior speaker nella Neuromarketing Series 2021

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