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Be social with us
intervista su politica e social network

Intervista per una testata giornalistica made in U.S.A.

I social e la politica, un’intervista che ho fatto con piacere per una testata d’oltreoceano.

Un po’ di tempo fa, sono stato contattato per effettuare un’intervista sulla tematica della politica e dei social con un occhio di riguardo a ciò che è successo recentemente in Grecia.

Per diletto ti riporto qui l’intervista completa…. I hope you like it!

Come professionista dei social e politica, quali sono strategie usate da politici per legarsi al popolo?

In Italia, parto dal nostro paese, il fenomeno “digital” è sbocciato con le elezioni del 2013.

In quell’occasione l’analisi dei contenuti di tipo politico rilevati sulla Rete evidenziò il modo in cui la campagna elettorale italiana sia stata influenzata, per la prima volta, dalla multicanalità e dalla presenza prepotente dei canali digitali, in primis proprio dei Social Network.

E’ sui Social Network, infatti, che è stata rilevata la maggior parte degli scambi di opinioni e dei commenti degli italiani relativi alla campagna elettorale. Se è difficile quantificare il potere della Rete sull’influenza delle propensioni di voto, è stato invece sempre più evidente il ruolo giocato dai Social Network – e dalla Rete più in generale – nell’influenzare il processo di formazione delle opinioni degli elettori.

Proprio per questo leader politici hanno dovuto giocare la propria partita in ottica multicanale.

La discussione sul web su argomenti strettamente elettorali innesca dinamiche da tifoseria calcistica e questo spesso mette a rischio l’idea ed il progetto politico: si tende a parlare male degli avversari piuttosto che a proporre.

Criticare sui social crea da sempre molto engagement.

Infatti l’analisi del sentiment, in particolare su Twitter, ci permette di osservare come la Rete tenda ad enfatizzare gli aspetti negativi piuttosto che quelli positivi.

Partiamo dagli errori dei politici per arrivare alle strategie.

La maggior parte di loro usa il web come se fosse la televisione: parla, raccontando le proprie idee senza ascoltare o interagire con gli altri. Se lo fa, – quando non commette epic fail (es. Salvini ed il prelievo di sangue strumentalizzato con la pallina nella mano sbagliata) –  raramente riesce ad essere convincente: litiga, e polemizza spesso e a volte arriva addirittura a insultare i cittadini. Ritengo che, soprattutto in Italia, ma non solo, manchi una solida cultura su come utilizzare la rete per creare e consolidare consenso politico.

Ho preso in considerazione tre politici italiani ed un…. guru per spiegare meglio le strategie di comunicazione politica digital: Renzi, Grillo, Salvini e ovviamente Obama.

Premesso che le strategie sono diverse in base alle loro personalità ma soprattutto al loro pubblico di riferimento, ho analizzato il loro utilizzo di Facebook e Twitter.

Renzi applica strategie che ritengo interessanti per il suo scopo, mantenere la fiducia degli italiani su di sé e sul suo governo. Su Facebook parla con tono informale e fa molto uso di dati per validare i suoi risultati e fidelizzare le persone, pecca un po’ negli attacchi, a volte poco velati, ad avversari politici – come abbiamo detto prima criticare crea engagement.

Commenta spesso notizie di attualità utilizzando prevalentemente status e foto ed ha un valore di engagement medio per post de 1,71% (non male!).

Su Twitter risponde molto, utilizza anche in questo caso un approccio personale mirato al posizionamento e all’autopromozione. In questo caso si può notare una buona strategia per aumentare il coinvolgimento, il 62% della sua attività sono tweet, il 17% risposte (percentuale altissima!) ed il 21% sono retweet. A mio avviso pecca nel modo di porsi, il suo carattere da “personaggio” , a volte sembra una caricatura di Obama, lo rende poco simile al suo pubblico e pertanto crea un distacco che in ambito social non aiuta.

Rispondere e ritwittare sono sicuramente ottimi metodi per fare politica online, permettono al cittadino di poter interagire con il politico e non sentirlo “lontano” o “irraggiungibile”.

Beppe Grillo, che per primo ha puntato sulla comunicazione digital, oggi vede il suo “fascino” in calo con un engagement medio su Facebook del solo 0,32%. In questo caso la strategia è quella di utilizzare i social come mezzo collettivo e non per personal branding – ovviamente non ne ha necessità. Lo scopo è quello di fare fronte unito utilizzando toni di denuncia e pertanto spinge molto il campaigning grazie a materiale fotografico – avvicinarsi alle persone è il tema principale, dal digital al reale, una comunicazione ALL-LINE, off e on line.

Su Twitter è leggermente meno critico e più propositivo ma principalmente ritwitta altri… non una grandissima strategia, poco personale.

Salvini parla ad un pubblico caldo su temi caldi: immigrazione, uscita dall’euro. Il suo pubblico è reattivo, quasi “tifoseria calcistica” – engagement medio per post 2,83%.

In questo caso si apprezza un’altra tecnica strategica interessante, i toni.

Salvini usa toni colloquiali con i militanti, critico con gli avversari politici e di denuncia sui fatti di cronaca. Parlare a pubblici diversi con linguaggi diversi permette di riuscire a stabilire un contatto con ognuno di loro.

Su Twitter, Salvini deve ancora crescere molto, non interagisce (98% tweet, 1% risposte, 1% retweet), e principalmente attacca e si autocita: un buon esempio di come non fare social media in politica!

Veniamo al Guru della comunicazione politica digitale: Obama.

Ha basato una campagna elettorale sul crowdfunding, e già la dice lunga sulla sua capacità social. Sui suoi canali parla sempre alle persone da vicino, trasmette la vicinanza alle persone durante i viaggi sul territorio con foto che hanno un engagement del 37%, mostra momenti della vita privata, e si focalizza su pochi temi rilevanti senza disperdere l’attenzione dei followers (es. Obamacare).

Su Twitter non risponde e ritwitta poco (8%) ma la cosa che colpisce è l’interazione che cerca continuamente. In entrambi i social analizzati i messaggi sono in gran parte (su Facebook addirittura il 40% dei post) indirizzati ad una call to action. Chiede a chi lo segue di fare qualcosa, li coinvolge, li fa sentire parte attiva.

Vicino alle persone, si mostra uomo normale e chiede ai cittadini di essere parte attiva: epic win!

Si chiama partecipazione, quella tanto predicata dalla comunicazione 2.0.

Secondo le tue esperienze, quali canali sono stati più usati e più efficaci? (esempi?)

Come risposto in precedenza, Facebook e Twitter sono i canali più utilizzati così come può esserlo oggi Instagram (il visual marketing è sicuramente emozionale!). Credo che Twitter sia il social per eccellenza per il personal branding e quindi ottimo per la politica. Facebook permette di coinvolgere pubblici più ampi e di spingerli più facilmente a call to action.

Questo referendum in Grecia… sui social come si sono trovati il sì e il no?  secondo te, il no (o il sì) ha messo qualcuno KO? o e’ stata un incontro vinto con buone strategie?

La “battaglia social” in Grecia è nata prima del referendum con la campagna lanciata dal gruppo dei liberali al Parlamento europeo per cui il vessillo bianco-blu doveva equivalere ad un richiesta di votare SI al referendum. Usando un’applicazione (http://bit.ly/1FU6l1b) gli utenti potevano creare la propria immagine profilo “greca” su qualsiasi social media (Facebook, Twitter, Instagram) per appoggiare la campagna “SI”.

Così come le dimissioni di Varoufakis – da vincitore – sono arrivate come comunicazione digital, sul suo blog e poi promosso dai suoi canali social: lascia da vincente, è la voce del mondo.

Credo che Il no abbia vinto anche grazie ad alcune buone strategie, una su tutte il crowdfunding.

Il progetto creato su IndieGoGo (https://www.indiegogo.com/projects/greek-bailout-fund#/story) che ha visto raggiungere €1,930,577EUR donate da 108,654 persone in 8 giorni non aveva il compito di raccogliere l’intero importo, ben €1,600,000,000 EUR, ma di rendere social, condiviso un progetto, un obiettivo che non esulasse dalla politica per arrivare in mezzo alle persone.

Questa è la chiave della vittoria, secondo me confermata anche dai tantissimi post dei greci con foto sui vari social (Facebook, Twitter ma soprattutto Instagram) con gli hastag #oxi (più di 31.000 post solo sul social fotografico).

Ha vinto il no perché, contrariamente alla campagna, ormai già vista di “grecizzare” la propria foto account, il crowdfunding unisce, spalla spalla gli utenti e li fa sentire parte attiva, donando il proprio denaro, di un progetto.

C’è stato qualcosa che ha reso distinta questa elezione da altre in merito ai social? cosa?

Un intelligente sensibilizzazione dei problemi condivisi, a dirla tutta, era “facile” viralizzare questa elezione perché proprio per sua natura era “sociale” e quindi ha trovato terreno fertile nei canali digitali.

L’idea che il progetto di crowdfunding sia nato da Thom Feeney, inglese, che ha voluto aiutare il popolo greco – e quindi un’idea non nata da un potenziale votante – ha permesso al popolo greco di sentirsi “unito” e vicino ai popoli del mondo attraverso la rete digitale e quindi di fare fronte compatto.

Socialmente Vostro

Marco

Marco Baldocchi
Marco Baldocchi
m.baldocchi@on-web.net

Marco Baldocchi è nato a Lucca nel 1978, laureato in Comunicazione e Marketing internazionale in Svizzera fonda nel 2005 l’agenzia di comunicazione On Web. Nel 2018 fonda la Marco Baldocchi Group inc. , agenzia specializzata in neuromarketing, a Miami (Florida) e la Emotek Reality ltd. , azienda che si occupa di realtà aumentata ( Miami ). Ricopre il ruolo di Responsabile Nazionale per l’Innovazione Tecnologica per Conflavoro ed è e Responsabile Comunicazione Stati Uniti per il MAIE. Relatore in eventi nazionali ed internazionali in ambito di neuromarketing, docente per realtà tra le quali la 24Ore Business School. Autore di “Neuromarketing per il food” (Flaccovio Editore) e co-autore negli U.S.A. nella pubblicazione “Money Matters Tips vol.2”. Votato dai membri della NMSBA (Neuromarketing Science & Business Association) come 6° miglior speaker nella Neuromarketing Series 2021

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