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Linkedin ed il dating online

LinkedIn non è un social per il dating online, questo è un dato di fatto!

Nasce tutto dalla denuncia di un’utente che ricevendo apprezzamenti per la bellezza della sua foto ha sollevato una riflessione riguardo all’uso sbagliato che viene fatto della rete sociale.

Charlotte Proudman, avvocato 27enne, ora dottoranda all’Università di Cambridge, ha deciso di denunciare un messaggio ricevuto (forse uno dei tanti) con una domanda fuori luogo ricevuto sul social network nato per agevolare i contatti professionali.

Le origini del problema

Una foto.

Una semplice foto di una bella ragazza induce il collega di trent’anni più grande: Alexander Carter-Silk, partner di un importante studio legale ad inviare questo messaggio:

“Riconosco che probabilmente è politicamente scorretto. La tua foto è splendida. Hai decisamente vinto il premio per la miglior immagine di LinkedIn che abbia mai visto. Sono sempre interessato a capire le competenze delle persone e in che modo potremmo lavorare insieme. Alex”.

Un comportamento normale per molti uomini, un velato apprezzamento che la Proudman non accetta e decide di denunciare tutto su Twitter, dove pubblica uno screenshot del messaggio con tanto di nome dell’autore.

“Quante donne sono state contattate su LinkedIn per la loro apparenza, piuttosto che per le loro abilità professionali?”

chiede la giovane alla rete.

La risposte non tardano ad arrivare: Jay Virdee racconta di aver ricevuto lusinghe simili quella stessa mattina e lo dimostra con un’istantanea di una conversazione in cui un sedicente vedovo dichiara di essere “affascinato dal suo profilo”. Marion è molto felice e ringrazia: finalmente si fa luce sul fenomeno.

Cosa ha indotto questo messaggio?

La scelta di Proudman è stata vista come poco rispettosa della privacy altrui ed ha ricevuto molte critiche (ma anche molto complimenti). E’ stata etichettata con l’epiteto di “feminazi”: sincrasi tra le parole femminista e nazista.

Divertente la risposta maschile… Il 57enne si è difeso sostenendo che le sue parole sono state mal interpretate e che il complimento riguardava la professionalità della foto e niente altro. (certo certo..)

Al di là di questa diatriba, la vicenda ha scoperchiato un vaso di Pandora, l’uso improprio che alcune persone fanno della piattaforma creata da Reid Hoffman, in teoria destinata a un utilizzo strettamente lavorativo, in pratica usata anche per altri scopi.

La voce della diretta interessata

“Come molte donne (e uomini) mi sono iscritta su LinkedIn per connettermi con dei professionisti, in modo da accrescere le mie prospettive di carriera, e invece ho ricevuto diversi messaggi in cui viene commentato il mio aspetto fisico e mi si domanda di uscire. Nonostante sia molto consapevole di quanto sia importante la riservatezza, ho deciso di rivelare il nome dell’avvocato che mi ha mandato il messaggio perché dal mio punto di vista l’interesse pubblico a denunciare il sessismo supera ogni diritto alla privacy. Se le persone non hanno ripercussioni per le loro azioni, che sono completamente sbagliate, il loro comportamento non cambierà. Così come la cultura sessista”.

LinkedIn o Tinder?

Ed in Italia? Stessa zolfa! Un’iscritta che preferisce rimanere anonima ha detto:

“Ti scrivono un messaggio generico per attaccare bottone. E poi iniziano a fare domande personali: di dove sei? Quanti anni? Sei fidanzata? Fino a chiedere un incontro, la verità è che molti usano questa rete sociale in modo del tutto sbagliato”.

Ma è un social professionale o personale?

“La pratica di utilizzare Linkedin come network personale è abbastanza comune”

è la voce della collega Francesca Parviero che da anni si occupa di strategie digitali e personal branding in ambito aziendale.

“E alcune donne mi hanno girato delle email imbarazzanti ricevute attraverso la piattaforma: a queste consiglio di segnalare il profilo per il comportamento scorretto”

In realtà chi tiene questi comportamenti rischia moltissimo, non solo la figuraccia qualora la donna contattata non “voglia stare al gioco” ma anche che il proprio profilo venga limitato dal gestore del network.

I miei consigli?

Ovvio… vuoi attaccare bottone in modo non professionale? Ci sono molte app da Tinder a Meetic, passando per Pure: hai solo l’imbarazzo della scelta….

Socialmente Vostro

Marco

Marco Baldocchi
Marco Baldocchi
m.baldocchi@on-web.net

Marco Baldocchi è nato a Lucca nel 1978, laureato in Comunicazione e Marketing internazionale in Svizzera fonda nel 2005 l’agenzia di comunicazione On Web. Nel 2018 fonda la Marco Baldocchi Group inc. , agenzia specializzata in neuromarketing, a Miami (Florida) e la Emotek Reality ltd. , azienda che si occupa di realtà aumentata ( Miami ). Ricopre il ruolo di Responsabile Nazionale per l’Innovazione Tecnologica per Conflavoro ed è e Responsabile Comunicazione Stati Uniti per il MAIE. Relatore in eventi nazionali ed internazionali in ambito di neuromarketing, docente per realtà tra le quali la 24Ore Business School. Autore di “Neuromarketing per il food” (Flaccovio Editore) e co-autore negli U.S.A. nella pubblicazione “Money Matters Tips vol.2”. Votato dai membri della NMSBA (Neuromarketing Science & Business Association) come 6° miglior speaker nella Neuromarketing Series 2021

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